Terminus For You

Terminus For You

1996, Francia, 16mm, b/n, sonoro ottico, 10 min.

Terminus for you ci accompagna in uno strano viaggio, quello dei passeggeri della metropolitana di Parigi. Essi utilizzano un nastro trasportatore che li porta da un banchina all’altra, da una linea all’altra e da una destinazione alla successiva. Cosa vediamo in realtà? La grana spessa della pellicola bianco/nero compone delle immagini molto pittoriche. Le forme geometriche vanno e vengono. I volti delle persone appaiono e poi svaniscono. Tra questi incontri fugaci si intravedono parole, titoli strappati dai manifesti. Questo introduce in modo giocoso i diversi capitoli. Amore, solitudine, coppie, ecc. La traccia sonora, molto curata, introduce abilmente altri elementi. Bisogna ascoltare con attenzione per cogliere i dettagli sottili, come i volti che emergono dalle fiamme soffiate da un mangiafuoco. Così la traccia sonora evoca una varietà di atmosfere: quella del luna park, di un circo, e le acque pigre di un fiume che scorre tra le sue rive - la Senna, senza dubbio - che scandiscono il ritmo e commentano, come i manifesti, il flusso infinito dei passeggeri. Il filmmaker presenta ingegnosamente le persone in base alle loro affinità: ragazze beffarde di fretta, coppie di anziani stanchi… È una vera e propria comédie humaine che ci viene presentata - in pochi frammenti e in un numero ridotto di inquadrature. Poi, a pochi minuti dalla fine, il processo filmico raggiunge il limite estremo e le immagini si disintegrano. Il film stesso sembra decomporsi e i volti lasciano solo la propria impronta finale sulla tela. Degli spettri dolorosi, per tre minuti, si susseguono prima di lasciare il posto a un’ultima battuta dell’autore. Questo breve saggio visivo, al confine tra il documentario - egli coglie una situazione quotidiana - e il film d’avanguardia - al quale rende omaggio - sfida con irrefrenabile gioia ogni classificazione restrittiva. Combina liberamente pittura, fotografia e cinema e rivela una passione per la realtà e un amore per l’umanità a cui il cineasta ci ha già abituati.

Bertrand Bacqué

Visions du Réel (Nyon) 1997